Un grido d’aiuto dopo le elezioni USA

Come agire?

Il risultato delle elezioni statunitensi ha aumentato il mio sconforto. In particolare, un aspetto delle elezioni: le analisi che mi ricordano come non ci sia nulla da festeggiare. Le condivido pienamente e allo stesso tempo mi ricordano che ho un problema in gola: non so come portare le lotte per i diritti che vediamo prendere vita sugli schermi oltreoceano qui in Italia. Conosco i concetti per cui dobbiamo batterci ma non so come trasformarli in azione. Il solito problema tra teoria e prassi. Che ora assume anche la forma di tradurre vs localizzare.

A volte ho l’impressione che si speri che basti nominare alcuni concetti (abolish the police, anti-capitalismo, femminismo) per attivare un incantesimo e trasformare la realtà. A volte le idee si comportano proprio così ma in questo caso temo che l’egemonia culturale statunitense si stia prendendo anche le forme di protesta.

Personalmente non riesco a far radicare (proprio nel senso di abbracciare il terreno) quei concetti con facilità nel contesto italiano: conosco i concetti di anti-policing ma sempre riferiti al contesto USA, conosco i concetti della lotta anti-capitalista ma riferiti all’economia e alla struttura sociale statunitense. Chiaro, colpa mia che non cerco scritto/rici di altri continenti, che non mi studio la storia italiana (e la storia dei movimenti italiani) e in parte probabilmente problema strutturale che stronca queste riflessioni alla radice qui da noi, ma forse non è che davvero l’egemonia culturale statunitense si prende anche le forme di protesta? Colpa della mia bolla? Dovrei cercare fuori da internet? Devo cercare meglio?

Quando provo a portare quelle idee nel contesto italiano mi paralizzo, alcuni esempi:

– anti-policing: cazzo sì, togliamola la polizia, in italia però non è nata come strumento di oppressione contro schiavi. qui ha un’altra storia e si intreccia con mafia e terrorismo nel nostro passato (il 41-bis è ok per molti, stragi di mafia eccetera). come declino anti-policing qui in Italia? come lo trasformo in azione?

– privatizzazione della sanità: qui da noi non partiamo da una sanità privata come quella USA, ci stiamo spostando in quella direzione e sappiamo tuttə come si fa a far apparire il privato migliore del pubblico, e vediamo tuttə i risultati drammatici che stiamo vivendo ora. come declino quella spinta al diritto alla salute qui in Italia? come lo trasformo in azione? 

– capitalismo: in USA è lampante, qui da noi a volte faccio fatica a dimostrare che sia così lampante (ovvio che lo è, ma decostruire le varie coperte che ha sopra a volte è difficilissimo). se penso che in 20 anni, dopo Genova, le uniche proteste di piazza, *violente e persistenti*, diffuse su tutto il territorio nazionale sono state quelle dei forconi non riesco a capacitarmene. (Ad eccezione dei NOTAV che però considero una protesta di livello superiore e con peculiarità diverse) Cosa ci ha reso differenti da altri stati? Una rete di supporto familiare (sia affettiva che economica)? l’indole? La paura, legittima, dopo quello che era successo a Genova che ha spezzato sia l’immaginario che le vite? Non riusciamo a vedere il capitalismo qui? ora ci sono state proteste diffuse di piazza ma ci sono voluti 6 mesi di una pandemia e una gestione palesemente di merda da parte del governo. Come declino l’anti-capitalismo in Italia? Come lo trasformo in azione?

Mi sembra di cercare la via più facile traducendo quei messaggi di lotta ma non localizzandoli effettivamente. Sicuramente è una mia incapacità ma di certo non vedo in giro (tipo card su Instagram) analisi e concetti di attivistə Italianə che parlano da una prospettiva storica/politica/sociale del perché stiamo così in Italia. Ok i video di Angela Davis ma abbiamo una versione italiana nata da un’analisi dell’Italia e rivolta all’Italia?

Il mio sconforto nasce perché non so cosa fare. Sono stufo della teoria. E pretendere che il capitalismo, il problema con la polizia, e tutte le altre lotte cristallizzino e assumano la stessa forma in ogni paese, senza considerare le peculiarità degli stessi, è uno dei problemi.

p.s. A margine, su Harris leggo di separare il simbolo che rappresenta dalla persona politica, di riflettere sulle contraddizioni, ma come faccio a non riconoscere che è diventata simbolo grazie in buona parte alla sua persona politica e alle sue azioni (le sex worker, mio unico canarino nella miniera di riferimento, già ad agosto denunciavano la pericolosità di Harris)? ma forse rientra nell’eccezione che conferma che la prassi non deve seguire necessariamente la teoria.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *