Un’ordinaria storia di videocamere in un comune italiano

Prontuario di broken window policing tecnologico a Macerata. O di come oggi sto bestemmiando e con molta probabilità mi sto avvicinando ad un’immagine delle proteste di Hong Kong.

Con il potere fantastico del linguaggio, uno dei giornali locali di Macerata titola “Occhio del Grande Fratello sulla città” per indicare due nuovi protocolli d’intesa siglati e relativi alla sala operativa per le riprese delle videocamere di sorveglianza cittadine e per un nuovo progetto di “mutualità di vicinato.”

Fino a prova contraria, l’occhio del Grande Fratello non dovrebbe essere un vanto, eppure nella seconda riga del titolo si garantiscono “più sicurezza e privacy”: vittoria per tutti, siamo al sicuro.

Tappezziamo la città di videocamere, staniamo ogni topo, monitoriamo ogni singolo attimo della nostra vita su questi nuovi fiammanti schermi della nuova sala operativa. Nel testo dell’articolo, però, il viceministro dell’Interno sottolinea come si giochi tutto sulla percezione, su come sia necessario ricostruire la realtà e alimentarne il racconto.

Questo è, sostanzialmente, quello che fa la teoria della broken window police (nota dottrina tritacarne neoliberista): andiamo ad individuare nuove forme di criminalità, cerchiamo qualunque devianza e reprimiamola. In questo calderone di crimini finiscono spesso tutti quelli che vanno contro il “decoro”—tema che va a braccetto con la qualità della vita—e sostanzialmente la condizione stessa di povertà.

Povertà che però è dovuta guarda caso a scelte politiche di merda.

La broken window policing serve per estirpare quei soggetti che si trovano in condizioni di povertà, visto che la narrazione socio-politica stessa la trasforma in criminalità e non se ne vuole fare carico con altre forme di aiuto.

All’improvviso, però, il viceministro dice che i casi di reati sono diminuiti. C’è un problema: a fronte di un calo di reati la percezione delle persone rimane la stessa, ovvero c’è comunque criminalità diffusa.

Ovviamente il ruolo delle testate giornalistiche gioca un ruolo cruciale in questo processo di costruzione del reale, ma non dimentichiamo poi però il secondo Protocollo siglato, quello sulla “mutualità di vicinato.”

Lo scopo è di avvicinare l’attività delle forze dell’ordine alla comunità locale, con tutta una serie di incontri. Senza troppi giri di parole però stabiliscono chiaramente il vero scopo: informare la cittadinanza sui fenomeni di microcriminalità.

Riassunto: i reati scendono, le persone potrebbero potenzialmente pensare che vada tutto ok e che forse è ora di rivolgere il proprio odio verso i decisori politici, MA se introduciamo timori creati ad hoc su fenomeni di microcriminalità (che ovviamente vengono definiti in maniere sempre più stringenti, pensiamo ai vari decreti sicurezza che impediscono quasi tutto) a quel punto torniamo alla situazione di partenza.

Non solo l’attività di polizia e lo spreco di soldi pubblici per le videocamere sono utili, ma diventano persino necessari e desiderati dalla cittadinanza stessa.

Questo si ripete in ogni singolo comune italiano che sta installando videocamere. La percezione della criminalità è l’unica variabile che tiene in vita le forze dell’ordine. In USA stanno parlando da mesi su come abolirle. Giusto l’altro giorno abbiamo avuto l’esempio dei carabinieri di Piacenza.

Cominciamo a parlare anche qui da noi su come farne a meno? O in alternativa, per chi è più attivo, ci sono esempi da tutto il mondo su come muovere i primi passi.

A presto caro Comune di Macerata

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